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I° CONGRESSO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA DI STUDI UCRAINI
Venezia, 1993

I° convegno Italiano di Studi Ucraini
Il nuovo assetto dell'Europa Orientale, quale si presenta dopo la caduta dei muri, ha riportato con veemenza alla ribalta nazioni e nazionalità finora neglette o, semplicemente, definite minori per ragioni di comodo sia dal punto di vista politico che culturale: un esempio lampante di questa realtà socio-culturale è l'Ucraina, nazione che come Stato è esistita solo per brevissimi periosi salvo continuare ad esistere come nazionalità contrapposta ad uno degli Stati che di volta in volta la comprendevano; nel corso dei secoli, questo "popolo dai molti nomi" ha sempre potuto riconoscere se stesso in rapporto, ma soprattutto in contrapposizine, a Tatari, Gran Principato di Mosca, Corona Polacco-Lituana, Impero Russo, Impero Austroungarico, Cecoslovacchia, Romania, finalmente Unione Sovietica, con l'unica costante della lotta per la propria determinazione ed affermazione. Affermazione non solo dell'esistenza di un'unità etnica con aspirazioni ad essere Stato indipendente, ma anche e soprattutto al diritto di veder riconosciute storia e cultura secolari, che trovano la propria preistoria negli Sciti, passando per la grande storia comune della Rus' di Kiev, attraverso il grande e glorioso momento del Cosaccato e del Barocco letterario, per giungere alla fioritura della grande letteratura ucraina del XIX-XX secolo e dell'idea di coscienza nazionale che giungerà, in questi due secoli, all'estremizzazione del nazionalismo radicale. Pagine di storia e di cultura praticamente sconosciute in Italia, eccezion fatta per le pochissime pubblicazioni apparse sull'argomento, il cui periodo di produzione (l'epoca fascista) lascia spazio a non pochi dubbi su quali fossero i veri interessi italiani nei confronti dell'Ucraina.
Il problema di uno studio approfondito dell'Ucraina, veniva sentito già da qualche tempo daparte di studiosi quali Sante Graciotti e Riccardo Picchio, che diedero il via alla rinascita degli studi di ucrainistica in Italia; ed è proprio seguendo questa via, così autorevolmente segnata, che alcuni studiosi, desiderando rendere giustizia ad una cultura ingiustamente e infondatamente definita "minore", si sono adoperati per arrivare alla costituzione dell' Associazione Italiana di Studi Ucraini, che avrà la propria sede qui a Venezia, presso il Dipartimento di Studi eurasiatici, naturale culla per una simile iniziativa: se consideriamo che l'Ucraina viene vista non solo come ponte tra l'Europa e l'Asia, ma sicuramente come tramite tra l'Europa Occidentale e quella Orientale, nessun'altra sede avrebbe potuto candidarsi con migliori credenziali di questo Dipartimento, che già da tempo si occupa di problematiche e rapporti cuturali tra le differenti realtà dell'Eurasia.
L'organizzazione del Convegno durante il quale si è formata l'Associazione, non avrebbe comunque potuto avere un simile esito senza la fattiva collaborazione della Presidenza della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e, soprattutto, del Magnifico Rettore, prof. Paolo Costa, che in primissima persona si è prodigato per assistere effettivamente alla riuscita di questo avvenimento culturale.
Il Congresso è riuscito sotto quasi tutti gli aspetti, con l'unico neo dell'assenza del Vice-Primo Ministro di Ucraina, M. Žulynsfkyj e del Ministro della cultura di Ucraina, I. Dzjuba che si sono visti a disertare l'impegno già programmato all'ultimo minuto in seguito ai problemi connessi alla crisi di governo nella neonata (o neo-rinata) Repubblica ex-Sovietica, Un'altra assenza che ci ha colpito più da vicino è stata quella del presidente dell'Associazione Italiana degli Slavisti, prof. Giuseppe Dell'Agata, che non è potuto intervenire per un gravissimo lutto familiare. Erano comunque presenti l'Ambasciatore di Ucraina in Italia, dr. Anatolij Orel; il prof. G. G. Grabowicz, Presidente dell'Associazione Internazionale degli Ucrainisti; il prof. OmelJan Pritsak, in rappresentanza dell'Accademia delle Scienze d'Ucraina; colleghi di vari atenei italiani nonché numerosi studenti.
Oltre alla costituzione dell'Associazione Italiana degli Ucrainisti durante il congresso sono state lette relazini da parte di studiosi italiani e ucraini, rappresentanti sia dell'Ucraina ex-sovietica che della Diaspora; le relazioni hanno toccato una grande quantità di tematiche, dalla storia antica dell'Ucraina dl periodo della Rus' di Kiev alla storiografia moderna, passando per vari aspetti dello sviluppo della storia, del pensiero politico e religioso nonché della letteratura, gettando così le basi per i futuri lavori nel campo dell'ucrainistica che la neonata Associazione si curerà di dirigere ed indirizzare, con l'organizzazione periodica di convegni ed attraverso una attenta attività editoriale.
Gianfranco Giraudo

CAFOSCARINOTIZIE, N. 14, luglio 1993, p. 11-12

Congresso di studi ucraini con l'intervento di Dzjuba
Ci sarà anche Ivan Dzjuba al I° Congresso Italiano di studi ucraini, che si terrà all'Università domani e mercoledì. Dzjuba è l'Havel ucraino: autore vent'anni fa di un libro sul problema delle etnie nell'Unione Sovietica., tradotto anche in Italia, ha conosciuto il lager, ma oggi è ministro della cultura dell'Ucraina tornata indipendente come tra il 1917 e il 1921. Per settant'anni doppiamente oppressa, dall'ideologia sovietica e dalla concezione nazionalistica granderussa, l'Ucraina si è liberata dalla dittatura russistica anche sul piano culturale e ora ha ripreso il proprio ruolo tra le nazioni dell'Europa. Alle spalle la Rus' di Kiev (primi secoli del secondo millennio) e la varietà delle tradizioni delle terre ucraine, divise dalla storia tra Asburgo, Russia e Ungheria, ma unite da un'unica letteratura.
Gli organizzatori del congresso-il Dipartimento di studi eurasiatici, e in particolare Gianfranco Giraudo, tiolare di filologia slava e storico dell'Europa orientale-si ripromettono molto dall'incontro, che vedrà numerosi studiosi, ucraini e italiani, misurarsi su temi specifici (interessante sarà certamente il capitolo dedicato alla diaspora ucraina). Ma, prima di tutto, si terrà l'assemblea costitutiva dell'Associazione italiana di studi ucraini (Aisu), al teatro di Santa Marta domani, alle 9.30. I lavori continueranno nella stessa sede per trasferirsi poi mercoledì, a Cà Dolfin, dove interverranno autorità e accademici ucraini e italiani.

IL GAZZETTINO, lunedì 24 maggio 1993

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L'Ucraina sbarca a Cà Foscari
VENEZIA (g. t.) Sull'Ucraina è stato scritto tutto, il contrario di di tutto o nulla del tutto. Un gioco di parole che racchiude la motivazione del I‹ Congresso italiano di studi ucraini tenutosi ieri nell'aula magna dell'Università di Cà Foscari: il desiderio della neonata Repubblica ex sovietica di presentare al mondo intero la sua vera immagine.
"Non tutti hanno dato la dovuta importanza all'indipendenza dell'Ucraina-spiega l'ambasciatore in Italia Anatolij Orel.- La nostra Repubblica, 52 milioni di abitanti che vivono in un territorio doppio di quello italiano, detiene un terzo del potenziale agricolo e industriale dell'ex Unione Sovietica. Ciò ci permette, anche grazie alla stabilità dela situazione politica, di andare avanti verso un'economia di mercato e una nuova realtà post-comunista".
"Siamo fieri della nostra identità-afferma ancora l'ambasciatore ucraino-e questo evento venezianoè importante proprio perchè ci consente di far conoscere la nostra cultura, ricchezza, tradizione, di insegnare la nostra ligua, la nostra storia. Di far sapere, insomma, che esistono altri popoli importanti oltre a quello russo...". "Nel nostro Paese indipendenza e democrazia vanno di pari passo-conclude l'ambasciatore Orel-e non vedo possibilità di un ritorno a un'unione di Stati, pur essendo interessati a una stretta collaborazione, anche politica con le altre Repubbliche ex sovietiche".
La giornata di studio veneziana ha consentito di disegnare un ampio panorama della realtà ucraina. "Abbiamo raggiunto un risultato molto importante-ha sottolineato il prof. Gianfranco Giraudo, presidente dell'Associazione di studi ucraini che riunisce studiosi di diverse discipline-anche in relazione alle difficoltà organizzative. Venezia, ancora una volta ha fatto da ponte tra occidente e oriente".

IL GAZZETTINO, giovedì 27 maggio 1993

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